Il Consiglio comunale di Disentis dà luce verde per il Parc Adula

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Modello di Sumvitg contro modello di Disentis/Trun/Mesocco e i vantaggi di una situazione esente da contratti per i comuni.

Il Consiglio comunale di Disentis ha approvato con 8 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astensioni la prima fase di 10 anni del contratto di Parco nazionale: gli statuti, l’adesione all’associazione Parc Adula, compresi i regolamenti. Ora il 27 novembre i cittadini possono esprimersi alle urne, se Disentis vuole diventare parte del Parc Adula. Disentis segue così l’esempio del Consiglio comunale di Trun, la cui maggioranza ha pure votato in favore del Parc Adula.

Nella direzione diametralmente opposta si è comportato il comune di Sumvitg, dove l’assemblea comunale ha potuto esprimersi sul Parc Adula, respingendolo con il 73% dei voti. Una particolarità della Costituzione di Sumvitg vuole che simili questioni siano approvate dall’assemblea comunale. Mi sembra una caratteristica molto simpatica, attuata anche in altri comuni. Ricordo che anche la maggioranza del municipio di Sumvitg si è espresso in favore del Parc Adula.

Indipendentemente dall’atmosfera e dalle opinioni di Disentis, mi risulta difficile immaginare che l’80% della popolazione metta un sì nell’urna. È comunque sorprendente il divario fra le opinioni dei votanti e quelle dei rappresentanti eletti.

Come gli altri comuni anche Sumvitg il 27 novembre dovrà decidere ancora una volta come la vede con il Parc Adula. Se venisse bocciato, largamente o di misura, per i comuni sarebbe comunque vantaggioso se non hanno ancora firmato contratti con il Parco. A questi mancherebbe la legittimazione democratica, ma potrebbero essere messi in opera nonostante un no con l’aiuto di sotterfugi giuridici o assumendo forme più miti, per poi entrare in vigore integralmente più tardi. Sul sito www.paerke.ch il Parc Adula è denominato «in fase di istituzione». Suona come se fosse cosa già decisa. E non si tratta di una qualsiasi organizzazione, bensì di una campagna dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM).

I comuni che non hanno firmato in anticipo i contratti e i regolamenti, senza conoscere l’opinione della popolazione, nel caso di una bocciatura del Parco nazionale non si potrebbero integrare facilmente in una cosa già decisa prima, per la quale la legittimazione democratica diretta non è altro che un noioso ostacolo.

Se il parco il 27 novembre fosse bocciato, cosa che speriamo fortemente, non sarebbe di sicuro l’ultimo capitolo nella penosa e costosa storia, che con la sua sola esistenza ha già distrutto più sicurezza e valore aggiunto di quelli che ha prodotto. Se si pensa che in 16 anni si sono spesi 10 milioni di franchi solo per produrre le centinaia di pagine costituite dalla Charta, che poi, secondo le promesse dei promotori, non crea ulteriori limitazioni nella zona periferica, l’affermazione non è né politicamente sincera, né economicamente accettabile. E soprattutto ci suggerisce cosa potrebbe capitare in futuro.

Alcuni promotori annunciano già ora che nel caso di un no bisogna comportarsi come nella votazione sull’economia verde: continuare a provarci e riprovarci, fino a raggiungere il proprio obiettivo. Il gran numero di impiegati cantonali favorevoli al parco che si presentano con una certa autorità alle serate informative, dimostrano la forte volontà politica di istituire il parco: coercizione politica con tendenza all’umiliazione della popolazione e alla devozione verso l’autorità.

Ultimo comune a votare in assemblea comunale sui contratti già approvati da Disentis, Trun e Mesocco sarà il comune di Vals. Questo avverrà solo il prossimo mese di gennaio.